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Nov 03 2018

Qualcosa è andato storto

L’email è una tecnologia che potremmo dire venga dal paleolitico dell’informatica: SMTP è datato 1982, MIME 1996 (RFC 2045), eppure oggi mi sono trovato in difficoltà.

Il mio obiettivo era stampare i biglietti per l’aereo a mia sorella, una cosa che non dovrebbe richiedere 50 minuti.

Ma partiamo dalla radice del problema: Lufthansa ha pensato di inviare il biglietto come mail HTML con le varie immagini di cui è composto come ulteriori allegati. Questa cosa è possibile, ed è regolata dalla RFC 2392 (Content-ID and Message-ID Uniform Resource Locators, datata agosto 1998), tuttavia, in generale, fare una mail in HTML con immagini non è mai una cosa banale, esistono diverse soluzioni, ma nessuna perfetta.

Una soluzione ottima sarebbe stato un bel file PDF, aperto tranquillamente da ogni dispositivo, salvato e gestito come meglio si crede.

Ciò che però ha veramente causato il problema è stato il modo in cui io ho ricevuto l’email in questione: inoltrata.

Quella originale usava dei riferimenti specificati header content-id di ogni immagine che formava il messaggio, tuttavia, durante il forwarding, Gmail ha cambiato tutti questi content-id. Questa cosa però non sono riuscito a scoprirla immediatamente, ma ci ho messo un po’: prima mi sono scontrato con il download del messaggio originale.

Inizialmente il mio obiettivo era di stampare la mail dalla webmail dell’università, basata su Outlook, perché non ho mai fatto il login con il mio account Google personale sui computer dell’Università e avrei preferito non farlo, però non c’è stato nulla da fare: tramite Outlook non sono riuscito ad avere il messaggio originale.

Ce l’ho fatta invece tramite Gmail: per fortuna tra le opzioni c’è la voce Visualizza originale, che consente non solo di vederlo, ma addirittura di scaricarlo. Google propone di salvarlo con estensione .txt, tuttavia, se salvato in .eml, il file può poi essere aperto con diversi client di posta.

Un po’ sollevato, provo quindi ad aprire il messaggio sia con Thunderbird, sia con l’editor di testo per vedere come affrontare il problema e mi sono accorto poi che la soluzione era abbastanza semplice: bastava cambiare tutti i content ID di Gmail con il nome dell’allegato. Per fortuna Lufthansa non ha fatto cose strane tipo usare gli hash, che avrebbero richiesto una maggiore attenzione ed un continuo passare da corpo della mail in HTML e i vari allegat, quindi, in pochi minuti ho passato uno ad uno la decina di allegati su ciascuna delle due mail, e, una volta riaperte su Thunderbird e ho ottenuto quello che avrei dovuto stampare.

Fine della storia? Non credo proprio: andando su anteprima di stampa mi sono trovato di nuovo la mail senza immagini.

A questo punto, sconfortato, ho cercato sull’Internet e trovato sul Bugzilla di Mozilla il bug 777697 - Thunderbird doesn’t print embedded inline images from .eml files. Da notare la data di apertura del bug: 26 luglio 2012. In altre parole, se avessi fatto la cosa oggi, o 6 anni fa avrei ottenuto lo stesso risultato: non avrei (e non ho) potuto stampare il messaggio da Thunderbird. Semplicemente ridicolo.

Ma sapete cos’è ancora più ridicolo? Il fatto che ho provato ad aprire il messaggio anche con Evolution, ma non ho potuto fare niente neanche lì, perché nonostante sia un messaggio che io avevo già sul mio computer, Evolution voleva assolutamente che io facessi il setup di un account di posta e annullare la procedura porta semplicemente alla chiusura del programma.

Perciò, come ultimo compromesso, visto che della macchina su cui stavo lavorando non sono amministatore, ho dovuto usare un convertitore online per ottenere quello che avrei voluto avere in principio: un bel file PDF da mandare alla stampante. Non mi piace fare questo genere di cose, perché non so mai quale sia la politica dei servizi online sulla distruzione dei file che gli affido per la conversione. Tuttavia ho pensato che domani, dopo il volo, quel documento sarà completamente inutile, e che è improbabile che qualcuno sia veramente interessato a quei biglietti, anche se il fastidio rimane.

Questa è finalmente tutta la storia, l’ennesima di come abbiamo molte tecnologie diverse ma spesso la loro combinazione produce solo risultati approssimativi, soprattutto se il problema che dovrebbe risolvere è semplice, banale e apparentemente immediato. Ogni volta che mi succede una cosa del genere la ritengo una sconfitta per la tecnologia e mi fa male, come persona di questo ambiente.

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