Piero V.

vCard Cleaner

Una funzionalità che trovo molto comoda della rubrica Android è la possibilità di poter esportare la rubrica in VCF.

Non so se più per romanticismo o più per fondata paranoia, non voglio salvarla su un servizio cloud come Gmail, però non voglio neanche rischiare di perderla, quindi questi file sono la scelta migliore.

Sul mio vecchio Huawei Y530 andavo abbastanza bene, perché riuscivo a esportare insieme tutti i contatti da un unico provider di rubrica, in particolare dall’archiviazione locale del telefono, possibilità che non ho più trovato nella Cyanogenmod che uso sul mio Oneplus One.

Infatti adesso posso sì decidere che contatti esportare, ma vedo tutti i contatti insieme, compresi i duplicati creati da Telegram e Whatsapp e i contatti di cui ho solo l’indirizzo e-mail su Gmail.

Ho così deciso di fare uno script in Python che ripulisce il file esportato, cancellando i contatti privi di numero telefonico e mette insieme i duplicati. Inoltre se uno stesso numero è ripetuto più di una volta per il contatto, viene tenuto solo una volta.

Lo script potrebbe essere un po’ migliorato, facendo in modo che, per esempio, accetti da argomenti i file da pulire, anziché scriverli nel file stesso.

Come dipendenza ha solo VObject che può essere installata tramite pip oppure tramite altri gestori di pacchetti (è presente, per esempio, nei repository Debian, sotto nome di python-vobject).

Il mio script è rilasciato nel pubblico dominio, invece VObject (almeno al momento di scrittura dell’articolo) è rilasciato sotto licenza Apache 2.0.

Download: vcard_cleaner.py.

LibGDX e formati personalizzati di modelli

LibGDX

Di tanto in tanto mi diletto con motori di rendering 3D e game engine. Questa volta è satato il turno di LibGDX.

LibGDX è un framework per lo sviluppo di videogiochi 2D e 3D scritto in Java.

Il suo scopo è quello di rendere disponibili delle API Crossplatform (Windows, Linux, Android, OS X, iOS etc…) per il rendering 2D e 3D (OpenGL ES), la matematica associata, l’audio (OpenAL, Ogg ed MP3) e la fisica (Box2D e Bullet). Inoltre, dove possibile, usa metodi nativi scritti in C per aumentare le prestazioni, ma essendo scritto principalmente in Java, permette l’uso qualsiasi classe dell’enorme libreria standard o qualunque libreria scritta nello stesso linguaggio.

Un altro punto di forza di questo progetto è la grande community che vi è attorno, constatabile anche nel numero di stelle su GitHub.

Forse è merito anche della licenza, molto permissiva: la Apache License 2.0.

Formati di modelli personalizzati

Uno dei miei obiettivi, che prima o poi potrebbe diventare realtà, è fare un gioco, magari anche piccolo, ma compatibile con le mappe dei vecchi Call of Duty 1 e 2, con cui ho giocato molto in LAN con i miei amici. … [Leggi il resto]

OpenWRT: ext4 e RAID

Circa un mese fa avevo parlato del mio setup sul GoflexNet con OpenWRT. Avevo scelto di usare XFS influenzato da una guida trovata online, ma poi avevo avuto delle titubanze al riguardo. Allora, aprofittando del ponte lungo, ho deciso di fare un cambio di filesystem e passare ad Ext4.

Il procedimento è abbastanza semplice, ma può diventare lungo se volete conservare i file, poiché non esiste un modo (affidabile) per passare da XFS a Ext4.

Nel mio caso ci ho impiegato almeno una dozzina di ore, avendo spostato circa 650GB tra una partizione e l’altra del mio RAID.

Lo spostamento dei file può essere effettuato tramite SSH. È una buona idea usare screen, in modo da lasciare lavorare tranquillamente il vostro dispositivo senza tenere aperta una connessione SSH attiva.

La creazione del filesystem può essere effettuata direttamente su OpenWRT, previa installazione del pacchetto e2fsprogs. A questo punto basta un classico mkfs.ext4:

mkfs.ext4 -L etichetta /dev/mio_dispositivo

Sebbene opzionale, consiglio di mettere sempre un’etichetta, specialmente quando avete più partizioni. … [Leggi il resto]

"Farewell, Iceweasel"

Queste parole non rappresentano una mia personale decisione per il mio sistema, bensì sono di Mike Hommey, maintainer del browser di Mozilla per Debian, nonché sviluppatore di Mozilla. Precisamente queste parole sono il primo punto del changelog di due giorni fa di Firefox.

Dopo quasi 10 anni c’è stata una riappacificazione tra Debian e Mozilla, dopo che la seconda ha riconosciuto che le patch della prima sono in linea con la qualità che vogliono sia assicurata per Firefox.

Il fatto è pubblico ormai da quasi un mese, ma penso che molti, come me, non seguano i bug, quindi se ne sono accorti solo 2 giorni fa o dopo.

Debian ha deciso anche di creare due versioni dei pacchetti: quella che segue i rilasci standard (firefox) e quella che segue i rilasci con supporto esteso (firefox-esr), che era la politica predefinita in Iceweasel, nonché il passaggio predefinito.

Adesso anche Iceweasel/Thunderbird andrà incontro ad un processo simile, inoltre ci vorrà ancora qualche tempo prima che il firefox ufficiale arrivi anche in testing.

Per la stable non è ancora molto chiaro: nel primo messaggio del bug si pensava di aspettare direttamente a stretch, però poi il team di stable ha detto che va bene fare il cambiamento, non so se con i bakcports magari..

Certo è che per chi come me ha cominciato a usare Debian già dopo il cambiamento, sarà strano vedere l’icona ufficiale arancione al posto di quella blu e bianca 😉 .

Fonti

GoflexNet: si va avanti

I miei progetti si sa quando iniziano ma non si sa mai quando finiscono…

È stato così anche per il GoFlexNet, di cui avevo parlato a inizio gennaio, ma finalmente sono riuscito a comprare i dischi e a dargli una sistemata.

Hardware

Benché inizialmente li avessi esclusi, alla fine ho scelto dei dischi da 3.5”: i WD Blue 5400 RPM.

La scelta dei Blue è dovuta al fatto che Western Digital ha deciso di unificare i Green e i Blue, creando i due profili Blue 7200RPM e Blue 5400RPM.

Per la scelta dell’alimentazione, anziché stagnare la linea dei 12V sul Goflex, ho comprato delle prolunghe sata e un alimentatore da 12V. Ho tagliato la linea 12V dalle prolunghe e l’ho attaccata direttamente l’alimentatore. È una fortuna che la tecnologia LED si sia diffusa parecchio nell’illuminazione, fino a qualche anno fa non si trovavano mica alimentatori da 12V e 5A a meno di 10€.

A questo punto rimaneva ancora il problema della protezione meccanica dei dischi, ovvero una scatola dove mettere il tutto. Ho recuperato lo chassis di un sistema di antifurto dismesso, ed ecco il risultato:

I dischi nel case...[Leggi il resto]